Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
Alterele

Nasce una stella in…provetta

3 Ottobre 2013 , Scritto da Eleonora Gitto Con tag #curiosando

Nasce una stella in…provetta

Far nascere una stella in laboratorio? E perché no, e non siamo in un episodio di Star Trek. Il progetto ovviamente, oltre a essere temerario, è stato anche irto di ostacoli. Ma la volontà di varcare questa nuova frontiera, ha sconfitto anche la burocrazia che ha tentato in tutti i modi di mettersi di traverso. Com’è possibile far nascere una stella in laboratorio? La rivista americana Physics of Plasmas ci informa che il ricercatore John Edwards e il suo team ci sono quasi riusciti. Lavorano al progetto dal 2010 insieme al dipartimento per l’energia del Lawrence Livermore National Laboratory di San Diego in California, ad altre università degli Stati Uniti e altri ricercatori del National Ignition Facility (Nif).

Perché la notizia ci dovrebbe sconvolgere, potrebbe chiedersi qualcuno. Se abbiamo accettato, già dal 1978, anno in cui è nata Louise Brown la prima “bambina in provetta”, la nascita dei bambini in laboratorio, al punto che oggi nessuno fa più caso che il numero totale di questi interventi, portati a termine con successo, ha superato i cinque milioni l’anno, perché meravigliarci di una stella nata in laboratorio? Semplice: perché tale operazione avviene innescando una fusione nucleare. E scusate se è poco.

 Per raggiungere l’obiettivo, infatti, gli scienziati focalizzeranno simultaneamente, in un miliardesimo di secondo, 192 fasci laser all’interno di un cilindro cavo chiamato “camera vuota”, delle dimensioni di una gomma da matita e raffreddata criogenicamente. All’interno di questo cilindro, ci sarà una capsula della grandezza di un cuscinetto a sfera contenente due isotopi dell’idrogeno, il deuterio e il trizio. Grazie ad un’energia rilasciata di 1.8 megajoule con 500 terawatt di potenza, la camera vuota imploderà con temperature e pressioni simili a quelle che si trovano nel nucleo del Sole. Negli Stati Uniti il progetto sembra essere a buon punto. E in Europa? Non siamo da meno. Non a caso nel sud della Francia è in atto il progetto internazionale Iter che ha lo stesso scopo. Sarà utilizzato un nuovissimo reattore sperimentale e, con un procedimento diverso da quello americano, anche nel Vecchio Continente si cercherà di dare vita a una stella…fatta in casa. 

Perché la notizia ci dovrebbe sconvolgere, potrebbe chiedersi qualcuno. Se abbiamo accettato, già dal 1978, anno in cui è nata Louise Brown la prima “bambina in provetta”, la nascita dei bambini in laboratorio, al punto che oggi nessuno fa più caso che il numero totale di questi interventi, portati a termine con successo, ha superato i cinque milioni l’anno, perché meravigliarci di una stella nata in laboratorio? Semplice: perché tale operazione avviene innescando una fusione nucleare. E scusate se è poco.
Per raggiungere l’obiettivo, infatti, gli scienziati focalizzeranno simultaneamente, in un miliardesimo di secondo, 192 fasci laser all’interno di un cilindro cavo chiamato “camera vuota”, delle dimensioni di una gomma da matita e raffreddata criogenicamente. All’interno di questo cilindro, ci sarà una capsula della grandezza di un cuscinetto a sfera contenente due isotopi dell’idrogeno, il deuterio e il trizio. Grazie ad un’energia rilasciata di 1.8 megajoule con 500 terawatt di potenza, la camera vuota imploderà con temperature e pressioni simili a quelle che si trovano nel nucleo del Sole. Negli Stati Uniti il progetto sembra essere a buon punto. E in Europa? Non siamo da meno. Non a caso nel sud della Francia è in atto il progetto internazionale Iter che ha lo stesso scopo. Sarà utilizzato un nuovissimo reattore sperimentale e, con un procedimento diverso da quello americano, anche nel Vecchio Continente si cercherà di dare vita a una stella…fatta in casa.

Condividi post

Commenta il post