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ASTRONOMIA E ASTROLOGIA: SCIENZA E PSEUDOSCIENZA

Scritto da Eleonora Gitto

ASTRONOMIA E ASTROLOGIA: SCIENZA E PSEUDOSCIENZA

Astronomia etimologicamente significa legge delle stelle dal greco: ἀστρονομία = ἀστῆρ/ἄστρον (stella) + νόμος (legge). E' la scienza il cui oggetto è l'osservazione e la spiegazione degli eventi celesti. Studia le origini e l'evoluzione, le proprietà fisiche,chimiche e temporali degli oggetti che formano l'universo e che possono essere osservati sulla sfera celeste. L'Astronomia non va confusa con l'astrologia, una pseudoscienza che sostiene che ci sia una corrispondenza tra il moto apparente del Sole e dei pianeti nello zodiaco e il manifestarsi delle energie interiori dell'uomo, le quali insieme al libero arbitrio determinano gli eventi personali e collettivi. Anche se le due discipline hanno un'origine comune, esse sono totalmente differenti: gli astronomi hanno abbracciato il metodo scientifico sin dai tempi di Galileo, a differenza degli astrologi.

Wikipedia

Quante volte mi sono sentito dire: “anche io sono appassionato di astrologia, mi piace guardare le stelle.” Quante volte ho digrignato i denti, contato fino a tre e con ipocrita nonchalance ho spiegato che astronomia e astrologia sono due cose diverse: la prima è una scienza, la seconda è superstizione. Ma d’altro canto mi rendo anche conto che, intrisi di credenze superstiziose e religiose fino al midollo, non possiamo neanche ragionevolmente sperare che a più di duecento anni dalla nascita dell’illuminismo la più parte dei terrestri decida di prendere per buoni i ragionamenti scientifici in luogo delle credenze supernaturali o metafisiche che siano. E non possiamo neanche pretendere che un matematico intelligente, colto e tronfio come Piergiorgio Odifreddi, di punto in bianco, convinca tutti che il verbo scientifico è superiore a quello divino. Non lo pretendiamo perché non sappiamo se è vero o no, da ottimi tifosi del dubbio quali siamo; ma pretendiamo di mettere in discussione chi ha ancora la faccia tosta di dire che oggi la religione e la superstizione sono due cose assolutamente diverse. Un esempio? L’altro giorno attendo mia madre, donna eccellente, di ritorno dalla messa pasquale. Mi vede, parliamo un po’, ride, e poi con un gesto tanto furtivo quanto repentino tira fuori una boccetta d’acqua immacolata, suppongo santa, che mi spruzza addosso a mondare non so quali miei mali o presunte colpe (e qualcuna, acqua a parte, ne ho senz’altro). Stavolta ho contato fino a cinque. Se questa non è superstizione, mi propongo volontario per una immediata riscrittura del concetto su Wikipedia.

Ma l’astronomia, ragazzi, è una cosa seria, tanto seria che anche quei guerrafondai degli Americani le elargiscono a piene mani fondi, costruiscono osservatori da milioni di dollari, sostengono questa futilità scientista, questo astratto ed effimero afflato dell’uomo verso l’universo, con la concretezza del sostegno finanziario, delle risorse vere. Viva l’America, in questo senso. Che bisogno abbiamo noi Italiani di osservare a fondo l’Universo quando la quasi totalità delle risposte ce le dà il nostro Dio statico e ieratico, fomite di infinita e per ciò stessa imperscrutabile scienza? In questa maniera, per secoli, abbiamo dribblato la scienza, abbiamo sostenuto l’ignoranza, l’ignoranza di comodo. E vai poi a spiegare ai nostri illuminati professori di lettere che la cultura, quella vera, non è solo conoscere a memoria il primo imperdibile canto della Divina Commedia.

La ricerca scientifica è la ricerca della vita, e senza questa curiosità l’uomo è poco o nulla. Non facciamo altro che studiare cose che sappiamo, e non abbiamo più nemmeno la capacità di vergognarci di questo. Vorrei che avessimo tutti di nuovo paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce per sfidarlo, per tentare di capire e poi dire a testa alta: Ulisse, oltrepassate le colonne d’Ercole, fu sprofondato da Dante nel baratro dell’inconoscibile, ma già quasi tremila anni fa Omero aveva capito la differenza fra un uomo e un presunto tale. Viva la scienza, viva la curiosità.

Di Stefano Faraoni

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